I rischi dell’Ad Blocking nel lungo periodo

Da una ricerca condotta da PageFair su un campione di 2.574 siti in un lasso di tempo che va da Aprile 2013 a Giugno 2016 è emerso il reale danno che i sistemi di Ad Blocking causano al mondo editoriale. Il colpo più duro viene incassato dai piccoli e medi editori sia in termini di…

Da una ricerca condotta da PageFair su un campione di 2.574 siti in un lasso di tempo che va da Aprile 2013 a Giugno 2016 è emerso il reale danno che i sistemi di Ad Blocking causano al mondo editoriale.

Il colpo più duro viene incassato dai piccoli e medi editori sia in termini di traffico sia in termini di ricavi pubblicitari.

Secondo l’analisi di PageFair quando un utente attiva un filtro per bloccare la pubblicità, gli editori registrano inizialmente un incremento del traffico sulla pagina dovuto alla possibilità di poter fruire dei contenuti senza essere distratto dagli annunci.

La seconda fase comincia dopo un periodo di circa un anno e mezzo, quando i piccoli e medi editori non sono più in grado di sostenere gli investimenti in contenuti di qualità con conseguente diminuzione del traffico sulla pagina.

Dopo un periodo di circa tre anni la pagina web comincia a registrare una caduta di visualizzazioni che si attesta intorno all’8%.

E’ indubbiamente una situazione paradossale che in un primo momento permette all’utente di navigare più agilmente tra i contenuti proposti, ma che si rivela poi un arma a doppio taglio. La riduzione di entrate nel lungo periodo da parte degli editori dovuta all’utilizzo degli Ad Blocker, finisce poi per danneggiare l’utente stesso che si ritrova davanti a un minor numero di contenuti e di minore qualità.

Nel 2016, la percentuale di utenti con Ad Blocker a livello globale si è attestata al 30%, mentre in Italia è stata pari al 13%.

Johnny Ryan, head of ecosystem di PageFair ha detto a Business Insider: “Quello di cui stiamo parlando è la morte, la lenta morte delle nicchie e della diversità sul web. E ciò sta accadendo nel momento in cui abbiamo un duopolio nel media”. “Sapevamo già che l’ad blocking riduce le revenue – ha proseguito -. Ma non sapevamo che l’ad blocking ha anche un doppio impatto sul traffico, che si ripercuote sul fatturato e sul ranking nei motori di ricerca. È una pena nascosta per i piccoli e medi editori e sarà una pena veramente grande per i grandi publisher”.

Per quanto riguarda i grandi editori, finora, ha spiegato PageFair, i siti nella top 20 di Alexa non hanno segnato alcun declino, a causa principalmente della vendita di spazi pubblicitari premium direttamente agli inserzionisti. Ma la situazione è destinata a cambiare: se, infatti, le persone continueranno a usare software di ad blocking anche i publisher più grandi subiranno effetti tangibili. Il risultato? Ci sarà una transizione verso modelli di sottoscrizione e il generale livello qualitativo del giornalismo online potrebbe calare sensibilmente.

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IAB