Quando i roBot si impossessano del web

Oltre la metà del traffico web mondiale è generato da robot, lo dimostra il Bot Traffic Report 2016 di Imperva Incapsula che dimostra come nel 2016, solo il 48,2 % del traffico online sia stato generato da persone in carne e ossa, mentre il restante 51,8% sia stato alimentato da bot. Inversione di tendenza rispetto al…

Oltre la metà del traffico web mondiale è generato da robot, lo dimostra il Bot Traffic Report 2016 di Imperva Incapsula che dimostra come nel 2016, solo il 48,2 % del traffico online sia stato generato da persone in carne e ossa, mentre il restante 51,8% sia stato alimentato da bot. Inversione di tendenza rispetto al 2015, anno in cui l’uomo aveva generato il 51,5% del traffico online.

Il report evidenzia come quest’anno vi sia stato un aumento dei cosiddetti Bot buoni (22,9% del totale), in particolare dei cosiddetti “traghettatori” (Feed Fetchers) che trasformano una piattaforma nella sua versione mobile o passano i dati dal sito all’applicazione, gli “investigatori” dei motori di ricerca (Search Engine Bots), utilizzati per indicizzare le pagine web e restituire risultati di ricerca pertinenti o gli “spider” (Commercial Crawlers) che trattano informazioni autorizzate per esempio sui siti di e-commerce o per proporci pubblicità su misura. Buoni, ovviamente, fino a un certo punto, perché se è vero che non sono programmati per compiere azioni illecite, contribuiscono comunque all’invasione della nostra privacy.

Dall’altra parte, il 28,9% è occupato dai Bot cattivi di cui Incapsula fornisce altri 4 identikit: si passa dai “camaleonti” (Impersonator) che simulano attività umane per bypassare i sistemi di sicurezza e sono spesso utilizzati per sferrare attacchi DDoS che bombardano i server di un sito fino a farlo collassare; gli “hacker” che scandagliano il web alla ricerca di siti vulnerabili utili al furto di dati sensibili o alla diffusione di malware; gli “spammer”, che si insidiano all’interno di dibattiti online, sui social o forum, riversando link di spam e materiale infetto e per ultimi gli “scraper”, utilizzati per l’estrazione di dati su siti concorrenti e compiere azioni di reverse engineering, ovvero copiare e replicare soluzioni informatiche proprietarie sviluppate da altri.

Nonostante questo sia un tema ancora relativamente poco considerato in Italia, è facile intuire le conseguenze che può avere su tutte le metriche di performance ed efficacia del marketing online. E’ importante sottolineare come il 94,2% dei siti globali abbia già subito un attacco da parte di un bot, un dato molto importante che può farci capire e allo stesso tempo riflettere sulle crescenti dimensione del fenomeno.

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IAB